Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva Estetica

La Profiloplastica è quell’intervento chirurgico che mira a ristabilire nella stessa seduta operatoria, un corretto rapporto estetico e volumetrico tra naso e mento. La finalità dell’intervento è quindi duplice: ridurre e ingentilire il volume della piramide nasale e aumentare la prominenza del mento se troppo piccolo o ridurlo  nei casi di eccessiva sporgenza.

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Mento da strega” (Witch’s chin per gli anglosassoni). Esso è caratterizzato da numerose alterazioni: una eccessiva crescita ossea, associata ad un eccesso di tessuto sottocutaneo, da una eccessiva profondità del solco tra labbro inferiore  e mento, da un orientamento verso il basso di quest’ultimo. Anche in questi caso la terapia chirurgica consente di correggere l’aspetto non propriamente gradevole di questa regione.

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La tecnica del “Dual plane” è una metodica chirurgica che viene utilizzata da ormai  vent’anni e che vede la sua utilità negli interventi di mastoplastica additiva.

La tecnica è stata ideata da un chirurgo americano di nome JB Tebbetts  e il principio su cui si fonda sostiene che per poter ottenere una “resa” ottimale delle protesi anatomiche occorre una maggiore espansione del polo mammario inferiore. Diverse pazienti durante i colloqui preoperatori,  avendo letto probabilmente su internet qualche commento sulla tecnica ne parlano come di una soluzione magica. Esse sono correttamente informate che la metodica prevede il posizionamento della protesi  per  metà sotto il muscolo e metà sotto la ghiandola. In effetti è giusto quello che riportano ma vale la pena spiegare alcuni dettagli dell’intervento.

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Durante una visita per la correzione delle palpebre superiori “invecchiate” è buona norma indagare se la ghiandola lacrimale, posta nella parte laterale dell’occhio subito a ridosso del margine orbitario superiore,  sia nella posizione corretta.  La presenza di un rigonfiamento nella regione laterale dell’occhio, che potrebbe essere diagnosticato come la protrusione di grasso intra-orbitario deve far sospettare che si tratti più che di una borsa di grasso, di una “ptosi” (discesa) della ghiandola lacrimale, struttura fondamentale per la umettazione e lubrificazione dell’occhio. Essa è alloggiata al di sotto del bordo orbitario superiore  in prossimità del canto ( angolo) esterno.

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La Blefaroptosi o Ptosi palpebrale è una patologia con tendenza ereditaria caratterizzata dall’ abbassamento di una o di entrambe le palpebre e dalla impossibilità a sollevarle. Essa può essere di grado variabile.

La ptosi palpebrale viene classificata distinguendo le forme acquisite da quelle congenite e in monolaterale o bilaterale.

Le forme congenite possono essere dovute a difetti del muscolo elevatore della palpebra,  a lesioni o paralisi  del III paio di nervi cranici, alla sindrome di Claude Bernard-Horner, al Fenomeno di Marcus-Gunn (caratterizzato dal sollevamento della palpebra ptosica durante la masticazione).

Le forme acquisite o secondarie a: miastenia grave, miopatia primitiva mitocondriale, lesioni del III paio di nervi cranici in seguito a oftalmoplegia diabetica, distrofia muscolare oculare, lesioni degli emisferi cerebrali e del bulbo, aneurismi ( seno cavernoso) meningiti, tumori primitivi o metastasi (ad es. della Sella). Traumi del viso e dell’orbita. Chirurgia oculare pregressa o per correzione di ptosi.

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