Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva Estetica

La borsa malare può essere diagnosticata durante la visita isolatamente o insieme alle borse palpebrali inferiori. Nel primo caso la sua individuazione è piuttosto semplice in quanto ben visibile nel contesto di un’orbita senza segni di invecchiamento. Merita invece più attenzione la sua individuazione nei casi in cui si sommino altri aspetti tipici dell’invecchiamento palpebrale inferiore. Generalmente il difetto non è simmetrico e questo può dipendere da  molti fattori come l’eccessiva quantità di tessuto cutaneo palpebrale, la simmetrica disposizione delle borse adipose  o una lassità dei tessuti di sostegno del canto, la presenza di un “ tear trought”,  sino ad un difetto di drenaggio linfatico. Il medico quindi prima di proporre un intervento correttivo è chiamato a distinguere quali siano le reali cause di formazione e quali quelle associate alla borse malari.


ANESTESIA
La correzione delle borse malari può essere eseguita in anestesia locale o in anestesia locale con somministrazione di una leggera sedazione.

 
INTERVENTO
L’intervento prevede un’incisione al di sotto delle ciglia palpebrali inferiori che si continua al di fuori dell’angolo esterno dell’occhio rimanendo confinata entro le rughe. Il paziente non avvertirà dolore, ne’ durante ne’ dopo il trattamento chirurgico.  Generalmente la durata è di 60 – 90 minuti.


LA CONVALESCENZA
Alla dimissione non sarà necessario porre alcuna medicazione sulla parte operata, saranno visibili due piccoli cerotti vicino agli angoli dell’occhio. È difficile poter prevedere quanto si gonfieranno le palpebre, dipende molto dalla reattività del paziente. Il giorno dell’intervento non sarà così evidente ma nei 2-3 giorni successivi l’edema andrà aumentando per poi stabilizzarsi e riassorbirsi. Sarà possibile lavarsi il viso con acqua corrente, leggere e guardare schermi televisivi o computer. Si potrà uscire magari portando gli occhiali. Trascorsi 4 -5 giorni dall’intervento si dovrà tornare dal chirurgo per eseguire una medicazione durante la quale verranno rimosse le suture.


IL RISULTATO
L’intervento consente la correzione delle borse malari con un recupero della normale convessità di questa regione. Qualora l’intervento sia associato ad un programma chirurgico più articolato che preveda la correzione delle borse malari o di altri difetti palpebrali si potrà avere una completa ”bonifica estetica” di questa regione. Come per molti difetti estetici dovuti a lassità dei tessuti molli, la correzione delle borse malari non può intendersi definitiva nel tempo, queste ultime trascorso un periodo che può variare dai 5 – 7 anni possono comunque ripresentarsi.

L’intervento di Lifting del labbro o “Lip Lift“ trova la sua indicazione in quelle pazienti che hanno la distanza tra naso e contorno del labbro superiore  troppo lunga rispetto ai normali canoni. Questa regione detta “prolabio” nelle donne giovani dona un aspetto sensuale e di morbidezza, ma  nelle donne più avanti negli anni contribuisce a dare un aspetto “ vecchieggiante” diventando più piatto e allungato.   Possibile trovarlo anche negli uomini, ma è molto raro in quanto la presenza dei bulbi della barba rende il tessuto più tonico. L’allungamento di questa regione determina specie nella visione di profilo, la perdita di concavità del prolabio e nella visione frontale si accompagna ad una riduzione con intrarotazione del labbro superiore, con  una modesta incapacità di mostrare correttamente gli  incisivi.
Va ricordato inoltre che questa caratteristica delle labbra può essere presente anche  in donne relativamente giovani, nelle quali quest’aspetto non è dovuto al passare  degli anni ma ne sono portatrici naturali.
L’intervento ha quindi lo scopo di ridurre la lunghezza del “prolabio” o “filtro labiale” riportando il labbro più in alto.


VISITA
Durante la visita verranno valutati diversi aspetti a cominciare dal tipo di cute, la presenza di rughe, la presenza o meno di quelle due “piccole colonne” cutanee che determinano una piccola “fossa”, molto sensuale, nella parte centrale del labbro cutaneo. Si valuterà quindi la lunghezza effettiva del prolabio nella sua porzione centrale  e laterale. In ultimo anche un esame del tono del labbro rosso e della sua altezza o carnosità. Un dettaglio importante è la valutazione dinamica e funzionale di questa regione per apprezzare la sua simmetria e capacità di sollevarsi durante la mimica risoria ed il linguaggio.


ANESTESIA
L’intervento viene condotto in anestesia locale in ambito ambulatoriale, solo per quei pazienti particolarmente sensibili alla “tensione emotiva”  dell’interventino verrà consigliata una leggera sedazione.


INTERVENTO
La tecnica prevede un’incisione detta a “corna di bufalo” posta orizzontalmente nella depressione delle narici esterne, dove queste si fondono al labbro. La durata dell’intervento si aggira sui 60 minuti, completamente indolore.



Determinare se la posizione di un sopracciglio sia o meno corretta è la prima considerazione che il chirurgo si appresta a fare, ma a questa devono seguirne necessariamente almeno altre due che sono: qual è la conformazione dell’orbita e quale sarebbe la posizione ideale o più corretta per quel viso. In alcuni casi il medico  si trova di fronte all’esigenza di un paziente che non ha una vera e propria discesa (ptosi ) del sopracciglio, ma che vorrebbe seguendo quelli che sono le attuali tendenze della moda, posizionarlo più in alto. La visita in questi casi assume una grande importanza in quanto lo specialista si trova a dover interpretare le esigenze della paziente, giudicarne la validità estetica, per non rischiare di ottenere risultati esagerati. In altri casi il chirurgo si trova a dover valutare la posizione del sopracciglio in pazienti che si sono rivolti a lui per inestetismi delle palpebre superiori. Sono questi i casi in cui l’eccesso di cute presente nelle palpebre superiori è in parte dovuto ad un loro invecchiamento e in parte alla parziale discesa del sopracciglio che spinge i tessuti verso l’angolo esterno dell’occhio. Probabilmente in questi casi sarà opportuno associare la correzione del sopracciglio ad una blefaroplastica superiore. Vi sono poi alcuni pazienti che pur non avendo una vera e propria “ptosi” del sopracciglio si lamentano di avere uno sguardo “triste” senza che ciò dipenda dalla struttura dell’occhio. La loro espressione dipende dalla posizione del sopracciglio che avrà probabilmente  “il corpo” ma sicuramente la  “coda” inclinati verso il basso, tipico delle espressioni sofferenti.


ANESTESIA
Generalmente l’intervento di lifting del sopracciglio viene eseguito in anestesia locale, o in locale con la somministrazione di una leggera sedazione per quei pazienti che non vogliono partecipare emotivamente all’intervento.


INTERVENTO
A seconda della scelta tecnica che il chirurgo riterrà necessaria l’intervento prevede una incisione o sul bordo superiore dello stesso sopracciglio al limite dell’impianto del pelo, o nella regione laterale della fronte al confine con il capillizio, o direttamente nel cuoio capelluto attraverso piccole incisioni. La durata dell’intervento è di circa 60 – 90 minuti. A seconda della tecnica potrà essere posta una medicazione, generalmente non ve ne è la necessità.


MEDICAZIONI E POST-OPERATORIO
La dimissione avverrà in base al tipo di anestesia. Sarà immediata se l’intervento è avvenuto in anestesia locale o dopo qualche ora se in sedazione. Generalmente i pazienti non riferiscono dolore se non un senso di tensione localmente alla zona operata. Non rari i gonfiori della palpebra superiore che sono destinati a riassorbirsi entro due-tre giorni, ma come sempre avviene la risposta al trauma chirurgico è soggettiva. Nelle prime giornate proprio per il gonfiore che si sviluppa la correzione può sembrare esagerata, questa comincerà a regolarizzarsi già nei giorni successivi all’intervento per poi divenire stabile già dopo una settimana.


RISULTATO
L’intervento di lifting del sopracciglio determina un evidente correzione della posizione di quest’ultimo. Esso è obbligatorio in quei casi in cui la sua “ ptosi” è responsabile di un eccesso di cute nella palpebra superiore, auspicabile in quelle pazienti che pur non avendo una sua vera e propria discesa ma solo un posizionamento non ideale, con un orientamento della coda rivolto verso il basso, ad esempio. Degno di attenta valutazione in quelle pazienti che richiedono una correzione esagerata.

Il problema delle palpebre si presenta generalmente dopo una certa età,  diciamo i quaranta anni. Mi è capitato più volte di osservare, anche durante un  colloquio informale,  che l’interlocutore focalizzasse la sua attenzione solo sulle palpebre inferiori: sappiamo bene però che esistono anche quelle superiori.

Le problematiche che interessano queste due strutture sono molteplici e a volte differenti: per quelle superiori generalmente è la cute che invecchiando si allunga e si avvicina alle ciglia, per quelle inferiori invece il problema è rappresentato dalle borse che sono un’espressione del grasso presente nell’orbita. Nonostante questa semplificazione descrittiva in realtà borse e cute in eccesso si possono avere in  entrambe le palpebre.

Perché si pone particolare importanza a questa regione del viso?

Perché da sempre nella nostra civiltà si associa benessere, salute, stanchezza, vivacità, simpatia espressiva, intrigo, sensualità….allo sguardo. Vedersi o ancor peggio sentirsi dire da chi ci sta vicino “ti vedo stanco? hai dormito poco?” quando in realtà ci si sente in gran forma risveglia in noi un amor proprio che ci spinge a voler porre rimedio ad una situazione che non condividiamo.   

Non bisogna negare poi che in una società dove l’ apparire riveste un ruolo importante, sia sotto il profilo dei rapporti interpersonali che su quello professionale le persone più attente e sensibili al loro benessere psico-fisico si orientino verso una possibile soluzione chirurgica. Molto spesso ripeto alle mie pazienti, e mi trovo in accordo con esse, che  non è necessario stravolgere il proprio aspetto ma cercare di essere “in ordine”.  Intendo quindi, mantenere la propria identità ma apparire curata e fresca. 

Un piccolo inciso, la nostra forma fisica dipende da molti fattori come alimentazione, attività sportiva, qualità della vita, stato di salute, fumo, sonno, per cui consiglio di curare  questi aspetti che contrasteranno l’invecchiamento e qualora si ricorrerà ad una correzione chirurgica contribuiranno al miglior risultato.

La finalità della chirurgia estetica è quella di migliorare e non di trasformare; dopo un intervento di blefaroplastica superiore o inferiore o completa si tornerà ad avere uno sguardo naturale, fresco e riposato, mantenendo la propria espressione.

Le possibilità di inserire ed impiantare una protesi mammaria con finalità estetiche destinate ad aumento del seno, sono diverse.

Le vie di accesso più note sono sicuramente quelle dal “solco mammario” e dal “contorno inferiore dell’areola”.

Esiste da molti anni un’altra possibilità che è quella di inserire le protesi  dall’ascella, che però, a torto, non viene proposta con la stessa frequenza delle altre tecniche e non è così conosciuta..

Con il termine di ascella intendo proprio il cavo ascellare, dove sono posti i bulbi piliferi e dove normalmente le donne si depilano; regione sempre nascosta durante i comuni movimenti. La cicatrice sarà a sua volta nascosta in una delle rughe presenti e che tutti abbiamo nell’ ascella. Ogni altra posizione anche se poco distante dal cavo ne annulla i benefici perché più facilmente individuabile. Per osservare questa cicatrice bisogna mettersi con le braccia alzate; spesso non si trova.

La tecnica è stata messa a punto per poter eseguire l’impianto di protesi in quelle pazienti che hanno un’areola troppo piccola per permetterne il passaggio o che non desiderano avere un’incisione nel solco mammario. Viene inoltre indicata in quei casi in cui la paziente è già portatrice di cicatrici anomale o patologiche, e che potrebbe quindi dar luogo a esiti cicatriziali particolarmente visibili.

Mediante questa via di accesso è possibile l’introduzione sia di protesi rotonde che anatomiche sia in posizione retroghiandolare che retromuscolare. Il vantaggio di questa tecnica è quello di nascondere in maniera pressoché “introvabile” la cicatrice. Un vantaggio quindi anche in quelle situazioni in cui si scoprirà il seno. 

L’intervento avrà le stesse indicazioni sia anestesiologiche che di decorso post-operatorio consigliato per le altre tecniche. Il risultato non differirà da quello ottenibile con altri accessi. Unico limite l’impianto di protesi eccessivamente grandi, che tra l’altro a me non piacciono affatto. 

La tecnica non è preferibile ad altre, se non in particolari condizioni, ma rappresenta un’ulteriore possibilità  utilizzata dai chirurghi e quindi una maggior offerta per le pazienti.