OTOPLASTICA

 

L’esito di un intervento di chirurgia estetica è dato dall’applicazione della tecnica chirurgica ai tessuti. Ogni paziente ha caratteristiche anatomiche proprie che ne condizionano il risultato.

 

L’intervento di otoplastica permette di correggere le deformità del padiglione auricolare sia che interessino la parte cartilaginea che quella dei tessuti molli. Quando guardiamo il viso di una persona non siamo in grado immediatamente di distinguere se il suo naso ha la punta troppo rotonda, se le palpebre sono un po’ scese o se il collo è flaccido. Al contrario notiamo subito le “orecchie a sventola”, più scientificamente definite “orecchie ad ansa”. L’alterazione è evidente e facilmente percettibile, dal momento che il nostro occhio è abituato e vedere solo la parte più posteriore del padiglione auricolare e il profilo anteriore del lobo auricolare. Generalmente non diamo molta importanza alla posizione delle orecchie, sappiamo che ci sono ma raramente le osserviamo con la stessa attenzione con cui ad esempio guardiamo una bocca. Ma è sufficiente anche una piccola modificazione della loro posizione  perché venga subito notata. Come per altri casi di chirurgia estetica (correzione del mento), l’ otoplastica non è un intervento il cui scopo è il ringiovanimento della / del paziente. La sua finalità è quella di armonizzare le varie componenti del viso e rimuovere quell’aspetto da molti ritenuto inadeguato e qualche volta portatore di complessi.


LA VISITA

Sono principalmente due le alterazioni anatomiche della orecchie  che spingono i pazienti ad un intervento chirurgico correttivo: la prima, che è la più frequente, è la alterata posizione del padiglione auricolare che  appare più aperto e ruotato in avanti. La seconda è dovuta ad una alterata conformazione delle pieghe del padiglione che appare quindi più piano e slargato. Queste due modificazioni possono presentarsi singolarmente o anche associate. Esistono molte altre alterazioni della struttura delle orecchie  ma nella pratica clinica, quelle più frequenti sono quelle sopra descritte
Il paziente affetto da “orecchie ad ansa” ha già provato più volte da solo davanti allo specchio a portare le orecchie nella posizione ideale cercando di capire cosa in effetti andrebbe modificato. Durante la visita sarà lo specialista, valuterà quali alterazioni della crescita cartilaginea siano presenti e se la malformazione sia dovuta solo ad una eccessiva rotazione in avanti del padiglione auricolare se ad esempio esistono anche deformità del lobo auricolare. A volte le pieghe della cartilagine possono essere presenti ma incomplete o mancarne una sola. Nei casi più semplici la correzione chirurgica può venir simulata provocando con le dita una rotazione verso l’interno dell’orecchio. Altre volte, data la complessità del caso,  quello che sembra particolarmente semplice ottenere nelle simulazione non sempre è possibile eseguirlo chirurgicamente. Il tessuto cartilagineo è semirigido e offre resistenza a manipolazioni, inoltre la cartilagine ha una memoria cellulare che tende a riportare i tessuti alle forme originarie. Il chirurgo illustrerà le possibilità di intervento e valuterà se le aspettative del paziente corrispondano ai risultati ottenibili. A volte i pazienti chiedono di esagerare nella correzione, di ruotare il più possibile all’indietro le orecchie, quasi a farle scomparire. La esasperazione  del risultato rischia di rendere il paziente ancora più innaturale: le orecchie non devono essere così nascoste da simulare una amputazione, esiste infatti una posizione corretta dell’orecchio che deve venir rispettata. L’importanza di una fisiologica correzione permette inoltre di ottimizzare le funzioni di raccolta delle onde sonore da parte dell’orecchio esterno e una corretta conformazione e pervietà del canale uditivo. Ogni intervento chirurgico necessità di esami e accertamenti preoperatori ai quali il paziente dovrà sottoporsi al fine di valutare la sua idoneità all’operazione.


ANESTESIA

Intervento di otoplastica può essere condotto sia in anestesia locale che in anestesia locale con sedazione. La prima sarà indicata per quei pazienti che dimostrano stabilità emotiva e non hanno particolare timore per l’intervento. Al contrario, per quei pazienti, specie i più piccoli, che dimostrano scarsa collaborazione e paura sarà indicata la somministrazione di un leggero sonnifero in modo tale da non partecipare emotivamente all’intervento. Il servizio di anestesia viene svolto da anestesisti altamente specializzati e con sofisticata esperienza in interventi di  chirurgia plastica. Essi sono parte integrante dell’equipe. Nei casi eseguiti  in anestesia locale il paziente potrà uscire subito dopo l’intervento mentre per quelli condotti in sedazione dovrà rimanere in Casa di Cura alcune ore.

 

L’INTERVENTO

 

Una volta ricoverato, il paziente incontrerà l’anestesista e dopo essere stato visitato da quest’ultimo verrà accompagnato in sala operatoria e preparato all’intervento. Quest’ ultimo viene eseguito mediante una incisione posizionata dietro l’orecchio, e attraverso questo accesso si potrà rimodellare e riposizionare il padiglione auricolare e nell’eventualità anche correggere anteroposizioni del lobo auricolare. Il paziente uscirà dalla sala operatoria già medicato con un bendaggio che porterà per due giorni. Il tempo medio necessario per ” l’otoplastica correttiva” è di circa un’ora e mezzo, ma ogni intervento può avere tempi  differenti. Vale la pena ricordare che nell’eseguire l’operazione chirurgica, oltre alla esecuzione dei tempi tecnici operatori il chirurgo è alla ricerca di un risultato estetico soddisfacente che per questi interventi deve essere anche bilaterale.


POST – OPERATORIO

Una volta dimesso il paziente potrà raggiungere la propria abitazione e svolgere le normali attività, ricordandosi di assumere la terapia domiciliare secondo la prescrizione medica. Normalmente il post-operatorio immediato è indolore e non prevede particolari problematiche se non rare ecchimosi retroauricolari o del padiglione e un modesto gonfiore  cutaneo.. Il bendaggio sarà mantenuto per due giorni, proteggerà il paziente da eventuali urti o posizioni non corrette durante il sonno. Trascorsi due giorni la medicazione potrà essere rimossa dal personale medico e nelo stesso tempo verrà eseguita la medicazione delle suture. La notte, per circa venti giorni, dovrà essere indossata una fascia, a protezione del padiglione auricolare in modo da prevenire rotazioni anomale dell’orecchio. Trascorsi dieci giorni dall’intervento verranno rimosse le suture retro auricolari. Per i controlli viene eseguito uno schema standard, anche questo suscettibile di modifiche da parte del personale sanitario, generalmente vengono eseguiti a distanza di uno, tre, sei, dodici mesi dalla data dell’intervento. I controlli sono molto importanti perché consentono al medico di valutare il decorso post-operatorio e prevenire eventuali complicanze, così come permettono alla paziente di avere informazioni sull’evoluzione del suo intervento chirurgico.


IL RISULTATO

Negli interventi di otoplastica il risultato è visibile già dopo la rimozione del bendaggio, naturalmente il possibile edema cutaneo anche del lobo auricolare potrebbe determinare qualche irregolarità. A distanza di venti giorni è già possibile osservare un risultato molto vicino a quello definitivo. La posizione delle orecchie sarà corretta e rimarrà stabile per tutta la vita, le pieghe del padiglione saranno ristabilite e l’orecchio non avrà stigmate chirurgiche. Potranno finalmente (per le donne) essere portati i capelli raccolti e gli uomini avere i capelli corti senza che nessuno possa sospettare un intervento correttivo.
Come in tutti gli interventi chirurgici la guarigione non è immediata essa continua a procedere senza dare chiari sintomi ma la sua evoluzione si protrarrà ancora per diversi mesi dall’intervento. Durante questo periodo, le cicatrici,  posizionate dietro l’orecchio andranno incontro a delle modificazioni sino a quando diventeranno, nelle guarigioni regolari, pressoché impercettibili.
La sensibilità cutanea che inizialmente potrebbe ridursi, tornerà normale nel giro di tre – quattro mesi.

 

 

 

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